Il tovagliolo è quel pezzo di stoffa rifinita, in parure con la tovaglia, o salvietta di carta che, tra tutti gli oggetti presenti sulla tavola imbandita, è il più strapazzato, maltrattato, mortificato, o al contrario totalmente ignorato e “rispettato” come fosse una decorazione o un accessorio puramente estetico.
Esisteva fin nell’antichità, sotto forma di pezza di lino o di cotone e serviva ai celebranti per asciugarsi le mani, espletato il lavacro purificatore all’inizio di qualunque rito, e ai commensali dei banchetti, prima, dopo e tra una portata e l’altra. I servitori erano sempre pronti con bacinelle d’acqua e pannicelli puliti.

Ce n’erano di diversi tipi a seconda dello scopo: tergere il sudore della fronte, pulire la bocca dai sughi, o soffiare il naso, anche per strofinare l’orlo della coppa prima di passarla al vicino. È vero che ancora oggi qualcuno scambia il tovagliolo come un panno multiuso, l’ho visto con i miei occhi, e un certo ribrezzo mi ha fatto pure, però il tovagliolo ha una unica precisa funzione, secondo il Galateo: forbire le labbra prima di accostarvi il bicchiere. Tanto che, se una pietanza dovesse richiedere l’uso delle dita, i camerieri portano una bacinella d’acqua dove sciacquarsele e una pezzuola apposita per asciugarvele.
Non è un accessorio, anche se nella «mise en place» perfetta solo a lui è consentito mutare posizione. Qui casca l’asino. Dove sta di regola?
Preferisce il lato sinistro, ma non gli dispiace la destra, sicuro di non infrangere alcuna regola, e persino in caso di poco spazio sopra il piatto. Non gli garba, invece, stare sotto le posate ma piuttosto al di fuori di esse e ben distanziato dal coperto vicino, non sia mai che un commensale afferri come suo quello che non gli spetta. Men che meno vuole essere infilato in un bicchiere!

 

Secondo il Galateo, va piegato nel modo più semplice, a rettangolo o triangolo. Infatti le piegature elaborate, mutuate dall’arte degli origami, a fiore, a diamante, a farfalla, strizzate da un fiocchetto, diversamente da quanto comunemente si pensa, non sono contemplate in una tavola elegante, non solo perché il Galateo privilegia la semplicità ma anche per motivi di igiene a causa della prolungata manipolazione. 

Tutto ciò che è pretenzioso non è elegante. Può, tuttavia, essere riservato ai banchetti delle Feste dove si vuole stupire all’interno di uno speciale arredo coreografico, come nei pranzi di nozze.
Il tovagliolo va spiegato sulle ginocchia, senza gestualità manifeste. Va adoperato nella parte interna, affinché non si esibiscano le macchie di unto e di rossetto, e non ci si strofina bocca avanti e indietro, il gesto più misurato è di toccare gli angoli delle labbra.
Il massimo dello stile di un ristorante è cambiare i tovaglioli prima del dessert, visto che comunque viene riassetta la tavola. Occhio a questo particolare!
Se ci cade a terra, facciamo un cenno al cameriere il quale lo sostituirà in un batter d’occhio, e se ciò dovesse succedere in casa la padrona di casa farà altrettanto. Tuttavia, raccogliendolo noi stessi non, sbattiamolo come fosse uno strofinaccio intriso di polvere, sarebbe poco cortese.
Se eccezionalmente ci dovessimo alzare, appoggeremo il tovagliolo sullo schienale della sedia, altrimenti il cameriere porterà via il piatto come se avessimo concluso il pasto. A fine cena, lo lasceremo “ordinatamente scomposto” a sinistra del piatto.

 

donna Maura

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